CREA IL TITOLO DEL NOSTRO ROMANZO

CREA IL TITOLO DEL NOSTRO ROMANZO - NoNamesLab

CONCORSO "CREA IL TITOLO DEL NOSTRO ROMANZO"

Nel maggio di quest'anno, EvArt - progetto NoNamesLab pubblicherà il romanzo che Annalisa De Stefano ha scritto durante il nostro corso di scrittura creativa. CERCHIAMO UN TITOLO! Chi di voi lo troverà sarà citato nella seconda di copertina e riceverà, oltre a una copia del libro, un corso gratuito di 10 lezioni di scrittura creativa online. 

Il concorso terminerà il 31 marzo 2017.

Ecco alcuni stralci che vi serviranno da spunto.

 

<<Il protagonista di questa storia si chiama Flavio De Luca ed è mio padre […] È alto alto, più di un metro e novanta. E magro; forse un po' troppo, un tipo ossuto in effetti più che magro. Di quelli che quando camminano sembra che si spezzino a ogni passo. Lui però non si spezza mai, solo, dondola un po’. Mentre cammina, dico.>> 

 

<<Flavio lanciò l’ennesima occhiata allo schermo del computer. 

Il foglio inesorabilmente bianco.

Un'altra giornata persa.

Sulla scrivania, i piccoli taccuini in attesa. Quattro taccuini neri, quattro personaggi, figure a tutto tondo, ma senza storia […]. Quelle quattro persone non erano niente, solo figurine di carta, eppure vedere quei taccuini neri lì, abbandonati ormai da mesi, lo inquietava. Sentiva su di sé la responsabilità di quell'illusione di vita che aveva creato per loro; la responsabilità di tutto quello che sarebbero potuti diventare, delle ore di compagnia che avrebbero potuto condividere se solo lui si fosse sbloccato, si fosse deciso a scrivere.>>  

<<La piccola libreria Carnevali di via Evandro era il centro culturale del quartiere. Flavio amava quelle due vetrine su strada da sempre. Da bambino, quando le cose a casa non andavano, passava pomeriggi interi tra gli scaffali di legno odorosi. Spesso pensava che gli sarebbe piaciuto scrivere una storia ambientata in una libreria come quella: pochi ripiani ricolmi di libri e un proprietario, il signor Pietro, senza fiuto per gli affari. Sì, perché il signor Pietro spesso e volentieri i libri li regalava, soprattutto ai bambini.

Diceva: “Vieni dentro, ché ti regalo una storia.” […]

Era stato così anche con lui.

Un pomeriggio particolarmente difficile, si era rifugiato nella libreria Carnevali.

Si era aggirato bagnato e confuso tra tutti quei libri per un po’, senza vederli veramente, in cerca solo di silenzio. Suo padre aveva di nuovo vinto alle carte e in casa si stava consumando una delle sue fasi euforiche.

Mentre curiosava tra gli scaffali, si era detto che i libri avevano un odore buonissimo.

Un insieme di biancheria pulita, estate e lealtà.

Era stato proprio in quel momento che il signor Pietro si era materializzato dietro di lui, con un bel sorriso buono. Lui istintivamente si era difeso: “Non li bagno, i libri intendo. Ci sto attento, non li bagno.”

Pietro lo aveva guardato con serietà e gli aveva risposto: “Ne sono certo, amico mio. So ancora riconoscere un bravo lettore, sai?”

Lui aveva fatto una smorfia, insofferente: “Non sono un bravo lettore. Leggo solo i libri di scuola, cioè. A casa mia non ci stanno i libri, fanno polvere, dice mia madre.”

“Vero, vero”, aveva concordato Pietro. “Hanno questa incresciosa caratteristica. Dunque, non ti piace leggere?”

“Non lo so. Però mi piacciono i libri. Proprio come oggetti, dico” aveva risposto, accarezzando il dorso colorato di un volume. […] >>

<<Poi un giorno, mentre facevano i conti serali, il libraio aveva detto: - Sai una cosa? Dovresti farne un mestiere di questa tua capacità.

- Che capacità?

- Di osservazione. Tu leggi la gente, ragazzo, non c’è che dire.

- Sì? E che lavoro dovrei fare? Lo spione?

- Bè, chi conosce bene la gente, può fare diverse cose. Il poliziotto per esempio. O lo scrittore. […]>>

<<Così era nata l’abitudine dei taccuini. Un taccuino per ogni singolo personaggio.>>

<<Si dette dello sciocco; aveva continuato, anche in età adulta, a pensare ai suoi genitori in termini di mamma buona, papà cattivo, assecondando quell'infantile sentimento che impedisce ai bambini di comprendere i rapporti di forza che reggono la coppia. […] I suoi genitori erano stati due facce della stessa medaglia: espressione illusoria di un complesso equilibrio al cui interno avevano assunto nei suoi confronti ruoli definiti, ma mai realmente dissonanti. […]

Si alzò. Dall'alto della sua statura guardò la madre e si sentì improvvisamente stanco e consapevole. - Io faccio il libraio, mamma. E sono uno scrittore. Mi dispiace che non sia ciò che desideri, ma non ho intenzione di mollare tutto per accontentarti.

Ormai sul pianerottolo, si ritrovò stranamente a pensare a Pietro che, pochi giorni prima, gli aveva domandato: “Tu lo sai chi sei?” Flavio pensò che no, non lo sapeva. Ma poteva cominciare da ciò che non voleva essere.

La gamba gli faceva male; accadeva sempre quando era nervoso. Il dolore antico della “disgrazia” lo redarguiva, imponendogli limiti fisici che diventavano, inevitabilmente, anche psichici.

Poi, improvvisamente, decise di salire su per le scale, di sfidare quella castrazione che troppo a lungo lo aveva menomato. Cinque piani. Tanto durò la prima tappa del suo viaggio verso l'età adulta.>>

<<La storia dei libri blu era antica come la loro amicizia. Si riferiva a un vezzo grazioso che Flavio aveva fin da bambino: catalogare i romanzi per colore. Nel tempo aveva incontrato libri gialli e abbaglianti come rivelazioni, rossi e struggenti come la sua rabbia e, su tutti, aveva posizionato i libri blu. Libri senza tempo e refrattari a ogni definizione, erano quelli che, però, lo avevano definito come lettore e, forse, anche come scrittore. Erano i libri delle grandi domande, che arrivavano improvvisamente a togliere il fiato come ondate di acqua torbida. Erano le storie che avevano formato la sua sensibilità, lasciandolo stordito ma colmo.>> 

<<È impossibile spiegare la sensazione che si prova quando la penna smette di respingerti e finalmente comincia ad accarezzare una storia. È un insieme di pensieri, di suoni assoluti e di colori. Chi scrive lo sa. Così come sa subito che quelle poche pagine sono diverse da tutte le altre. Vede la promessa delle parole prima ancora che compaiano sulla carta. Intuisce già le difficoltà che verranno, le notti insonni perse a inseguire una parola girata di spalle. Sa che il viaggio che si appresta a fare lo costringerà al di là di un altro dei suoi limiti e che, forse, alla fine, si piacerà un po’ meno. Conosce bene il languore, il sentimento ambivalente che gli farà amare, odiare e poi amare di nuovo il suo lavoro, in bilico fra la necessità di poterlo vedere compiuto e il desiderio di buttarlo via. Percepisce la malinconia che, infine, proverà nel mettere l’ultimo punto.

Chi scrive conosce il percorso, tutto quanto, fin dalla prima riga; scrive per sé, per avere l’illusione di poter toccare il riflesso dei suoi pensieri. Scrive per sentire nella pancia il rumore delle parole. Ma non scrive per esistere. Non chi scrive davvero. Lui sa. Sa che per scrivere bisogna prima essere.>>

tutto in natura è connesso

 

 

"Non esiste in natura un atomo che sia rigorosamente simile a un altro. E tutto in natura è connesso, senza che sia possibile un vuoto nella catena. Che cosa sono dunque gli individui? Essi non esistono affatto. C'è un solo grande individuo, ed è il tutto. [...] Dall'elefante alla pulce, e dalla pulce alla molecola sensibile e vivente, che costituisce l'origine di ogni cosa, non c'è un punto in tutta la natura che non soffra o non goda."

 Denis Diderot

 

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